Il Cammino dell'Aquila Osttirol

Nove tappe del Sentiero dell'aquila attraversano l'Osttirol. I quasi 100 chilometri dell'itinerario portano da Ströden, ai piedi del Großvenediger, fino al rifugio Stüdlhütte ai piedi del Großglockner. Il Sentiero dell'Aquila in Osttirol è un itinerario che dura più giorni, si dorme maggiormente in rifugi. Un'avventura da rifugio a rifugio per tutti gli amanti della natura pura e dell'alta montagna.

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Gli Alti Tauri, con i ghiacciai più grandi delle Alpi Orientali e con le montagne più alte dell'Austria, sono un vero paradiso per i conquistatori delle vette. Nell'Osttirol si trovano circa 250 Tremila, il Großglockner sovrasta tutti i suoi colleghi con i suoi 3.798 metri. Numerose montagne formano gruppi/massicci famosi e sono raggiungibili dal terreno dell'Osttirol: i massicci Venedigergruppe, Granatspitzgruppe, Schobergruppe, Lasörlinggruppe… Il Parco Nazionale degli Alti Tauri è la più grande zona protetta delle Alpi e colpisce con la sua natura incontaminata e la cultura contadina, tradizionale e tuttavia molto vitale, caratterizzata dai masi.

Tappa 1: Ströden - Johannishütte

Ghiacciai che brillano al sole, cascate scroscianti e impetuosi torrenti glaciali. Nelle vicinanze delle famose cascate Umbalfälle, nei pressi di Prägraten/Ströden, inizia la prima tappa del Sentiero dell'aquila in Osttirol. Dapprima il sentiero conduce attraverso un rado bosco di larici e in breve tempo si entra nel regno delle marmotte.

Dopo aver superato il rifugio Göriacher Ochsnerhütte e aver fatto magari una pausa di ristoro presso il rifugio Essener-Rostocker Hütte, si prosegue lungo il sentiero Schweriner Weg al di sotto del Kleiner Geiger fino ad arrivare al valico del Türmljoch. Lungo il percorso, segnalato da molti ometti di pietra, si raggiunge il Johannishütte, il rifugio più antico delle Alpi Orientali, edificato nel 1857 e rinnovato nel 1999. Una meta alquanto agognata, data la lunghezza dell'itinerario: la fatica, però, è ampiamente ripagata dalla bellezza paesaggistica di questa tappa.

L'occhio dell'aquila

Nella regione dei fieri "tremila", si apre un panorama eccezionale sulle vette maestose. Dal rifugio Essener-Rostocker Hütte si vedono almeno dieci giganti di ghiaccio, mentre dal rifugio Johannishütte si gode del miglior panorama su sua maestà: il Großvenediger.

La sfida dell'aquila

Il Türml (2.844 metri) è una cima del Dorferkamm. La salita richiede poco più di 30 minuti direttamente dal Türmljoch attraverso la via ferrata (C) fino alla vetta. La discesa si effettua lungo il pendio meridionale - assicurato con funi metalliche - e riporta al punto di partenza. Anche da lì la vista è appagante: il Venediger di mostra in tutta la sua bellezza.

La storia dell'aquila

Gli sherpa delle Alpi. Il Großvenediger, con il suo maestoso manto bianco, è la vetta glaciale principale del Venedigergruppe. Fu conquistata soltanto nell'anno 1841, quarant'anni dopo la prima ascensione del Großglockner. I tour alpinistici su ghiacciai ricchi di crepacci divennero molto amati con l'avvento dell'alpinismo e, per questo, vennero realizzate le prime strutture, per esempio i rifugi, all'inizio del XX secolo. Tutto il materiale - provviste, sacchi di cemento, legna da ardere ecc. - fu trasportato in queste zone esposte da portatori di alta quota, i cosiddetti “sherpa delle Alpi”.

 

Nonostante siano stati utilizzati anche animali da soma, ciò che fecero queste "squadre di portatori" è indescrivibile. Inoltre furono loro le prime guide alpine, dato che spesso venivano incaricati dai gestori dei rifugi di guidare degli ospiti o partecipavano a interventi di soccorso. A quel tempo, però, non era facile vivere delle paghe modeste che si ricevevano dal gestore della baita, perché queste dipendevano dall’andamento della stagione: ecco perché molti si vedevano costretti ad accettare qualsiasi lavoro per arrotondare. Successivamente, con l'avvento del trasporto in elicottero, fu naturale ridurre l'impiego di portatori, se pensiamo che negli Anni ‘70 per ogni chilo trasportato si pagavano solo 4 scellini, poco meno di 30 centesimi di euro.

Sentiero dell'Aquila - Tappa O1: Ströden – rifugio Johannishütte

punto piú alto:
2773 m
tempo di cammino totale
6:30 h
lunghezza percorso
13 km
🔋
dislivello in salita
1430 hm
🞽
difficoltà
medio

Indicazioni

Il punto di partenza è il parcheggio di Ströden. Da lì, dopo il ponte, si prosegue costeggiando il torrente Maurerbach fino al punto di ristoro Jausenstation Stoanalm a 1.450 metri. Una strada carrabile conduce alla stazione a valle della teleferica per materiale sulla sinistra orografica del fiume. Proseguendo lungo un sentiero si attraversa un gradino vallivo ricoperto di larici. Dopo circa una dozzina di tornanti si raggiunge in salita il rifugio Göriacher Ochsnerhütte (1.948 metri). Successivamente, sempre nelle vicinanze del fiume, il sentiero conduce attraverso tre dolci salite ai piedi delle montagne del Venediger ricoperte dal ghiacciaio e al ponte presso la Ochsnerhütte superiore sul Maurerbach.

Questo impetuoso torrente glaciale separa la Göriacher Alpe dalla Maurer Alpe che si trova più a ovest.

Ed eccoci già a salire l'ultimo pendio per raggiungere il rifugio Essener-Rostocker Hütte, in una morena del ghiacciao Simonykee, che appare ormai molto ridotto. Dopo una pausa ben meritata si abbandona il rifugio Essener-Rostocker Hütte per incamminarsi lungo il sentiero Schweriner Weg.  Attraverso dei tornanti, questo sentiero si snoda su un fianco della montagna e dopo circa mezz'ora di cammino si attraversa  il pendio sud-occidentale del Kleiner Geiger.

Ora si cammina su segni d'erosione dell'era glaciale e terreni detritici in direzione della vetta Türml che spicca per la sua roccia rossa e chiara. Ai suoi piedi si trova il valico Türmljoch (2.772 metri). A est di questo valico, un sentiero serpenteggiante conduce attraverso conche piene di neve e terreni detritici e, successivamente, in discesa lungo il pendio orientale del Dorferkamm. Circa un quarto d'ora più tardi ci si dirige verso nord-est oltrepassando alcuni rigagnoli.

Quindi il sentiero fa una svolta che segue la conformazione del terreno verso sud e attraversa un pendio montano che conduce in discesa al fiume Dorfer Bach; lì si possono ammirare suggestive formazioni rocciose. Infine si supera la croce commemorativa e, attraversando il fiume Zettalunitzbach, si percorre l'ultimo tratto che porta al rifugio Johannishütte, molto spazioso e ricco di tradizione (2.121 metri).

Tappa 2: Johannishütte - Eisseehütte

Proseguiamo il nostro cammino attraverso l'affascinante mondo alpino: dal rifugio Johannishütte si cammina in direzione Kreuzspitz-Höhenweg, inizialmente attraverso verdi pascoli rigogliosi, poi attraverso terreno roccioso. In questo tratto si può anche tentare una puntatina alla "Kreuzspitze", con la sua vista mozzafiato sul Großvenediger.

Il magnifico profilo e gli scorci sulle vette glaciali circostanti ripagano della lunga salita.

Il sentiero dell'Aquila, tuttavia, prosegue fino al rifugio Sajathütte, il "castello tra i monti". La meta della tappa, il ben più modesto ma altrettanto accogliente rifugio Eisseehütte, è ancora un po' lontana.

L'occhio dell'aquila

È bello, quando si fa un'escursione, avere davanti a noi il mondo alpino dei ghiacciai. La „deviazione“ via la Kreuzspitze vale la pena per il panorama sul Großvenediger particolarmente bello.

La sfida dell'aquila

Lo Schernesschaft si estende tra il rifugio Johannishütte e il rifugio Sajathütte, e costituisce un passaggio esposto che richiede assoluta assenza di vertigini e passo sicuro. Anche il passaggio della gola Schernersschlucht è altrettanto spettacolare.

La storia dell'aquila

I pascoli di montagna intono al rifugio Sajathütte. La Knappenspitze, ovvero la cima dei minatori, testimonia che in questo territorio intorno al Sajathütte veniva praticata l'attività mineraria, in particolare l'estrazione di minerale di rame. I minatori che vi lavoravano erano uomini che avevano già finito il tirocinio. Il rifugio Sajathütte a 2.600 metri risale a più tardi, dato che i lavori di costruzioni iniziarono soltanto nel 1974.

I proprietari, la famiglia Kratzer, aveva mietuto l'erba su questi pascoli nascosti e completamente isolati da diverse generazioni per poter disporre di fieno. Conoscevano quindi i pericoli della zona e sapevano quali fossero le parti meno esposte a frane, smottamenti e valanghe. E fu proprio lì che edificarono questo rifugio che divenne ben presto un'apprezzata meta per gli escursionisti.

Il numero dei visitatori crebbe talmente che nel 1977 e nel 1985 furono fatti interventi di ampliamento. Per tanti anni gli escursionisti furono ospiti della famiglia fino al 21 aprile 2001, quando la forza devastante della natura travolse e distrusse il rifugio con una valanga.

La famiglia Kratzer, tuttavia, non si diede per vinta e con l'appoggio di molti e una raccolta fondi edificarono il loro "Castello tra i monti".

Sentiero dell'Aquila - Tappa O2: rifugio Johannishütte – rifugio Eisseehütte

punto piú alto:
2787 m
tempo di cammino totale
7:30 h
lunghezza percorso
10 km
🔋
dislivello in salita
1020 hm
🞽
difficoltà
difficile

Continua attraverso le affascinanti montagne

Proseguiamo il nostro cammino attraverso l'affascinante mondo alpino: dal rifugio Johannishütte si cammina in direzione Kreuzspitz-Höhenweg, inizialmente attraverso verdi pascoli rigogliosi, poi attraverso terreno roccioso. In questo tratto si può anche tentare una puntatina alla "Kreuzspitze", con la sua vista mozzafiato sul Großvenediger.

Il magnifico profilo e gli scorci sulle vette glaciali circostanti ripagano della lunga salita. Il sentiero dell'Aquila, tuttavia, prosegue fino al rifugio Sajathütte, il "castello tra i monti".

La meta della tappa, il ben più modesto ma altrettanto accogliente rifugio Eisseehütte, è ancora un po' lontana.

Tappa 3: Eisseehütte - Bonn-Matreier-Hütte

Emozioni in vetta a non finire, non soltanto quando si scalano le cime, ma anche soltanto costeggiandole lungo l'alta via Venediger Höhenweg. Dopo il rifugio Eisseehütte nella Timmeltal il sentiero mantiene più o meno la stessa quota e costeggia, tra l'altro, l'Hoher Eichham, una delle vette più colossali dell'Osttirol.

Ma le altre cime circostanti non sono meno affascinanti: Großer e Kleiner Hexenkopf, Säulkopf e Rauhkopf.

La straordinaria natura e i magnifici panorami arricchiscono questo tour già particolarmente ricco. Passando sotto la parete Wunwand e poi risalendo ripidamente tra la malga Wunalm e la cima Wunspitze, si raggiunge la dorsale Eselrücken. Ora la meta della nostra tappa, l'accogliente rifugio Bonn-Matreier-Hütte, è soltanto a due passi.

L'occhio dell'aquila

Dal pittoresco lago Eissee un percorso circolare davvero speciale conduce al rifugio Eisseehütte (ca. 1 ora di marcia). Il rifugio Bonn-Matreier-Hütte, invece, si trova su una dorsale del fianco meridionale del gruppo dell'Eichham. Da qui si gode di una vista mozzafiato sul gruppo del Lasörling, sulle Dolomiti e sul gruppo del Schoberg. In condizioni di buona visibilità si può addirittura intravedere la montagna più alta della Slovenia, il Monte Tricorno (2864 metri).

La sfida dell'aquila

Se la ripida salita sulla dorsale Eselrücken non dovesse essere abbastanza adrenalinica, l'Hoher Eichham (3.371 metri) con le sue quattro creste verso tutti i punti cardinali non vi lascerà di sicuro insoddisfatti. È una delle vette più suggestive sopra i tremila del gruppo del Venediger ed è un polo di attrazione soprattutto per gli appassionati dell'arrampicata: grado di difficoltà II-III. Tempo di percorrenza dal rifugio Bonn-Matreier- Hütte: ca. 3,5 ore.

La storia dell'aquila

Il rifugio Bonn-Matreier-Hütte. La posizione del Bonn-Matreier-Hütte, incastonato su un altopiano tra i monti, non potrebbe essere più bella: a quota 2.750 metri, circondato da una corona di audaci vette sopra i tremila metri sul limitare del Parco Nazionale degli Alti Tauri, questo rifugio è un importante punto di riferimento per escursionisti sull'alta via Venediger Höhenweg.

Inoltre, è l'unico rifugio gestito congiuntamente da Austria e Germania. A causa della difficile situazione economica nei primi anni Trenta questo rifugio venne finanziato insieme dalla sezione di Matrei del Club Alpino Austriaco e dalla sezione di Bonn del Club Alpino Tedesco. Nel 1932 si iniziarono i lavori, che terminarono nello stesso anno.

Per l'approvvigionamento non esisteva una teleferica per materiali come oggi. I beni alimentari e gli altri prodotti per la gestione dell'attività quotidiana dovevano essere trasportati al rifugio dallo stesso gestore o da portatori con animali da soma. Nel 1980 la struttura venne sistemata e ampliata. Per quanto riguarda i servizi offerti, le valutazioni del Bonn-Matreier-Hütte sono tra le migliori di tutti i rifugi gestiti.

Sentiero dell'Aquila - Tappa O3: rifugio Eisseehütte – rifugio Bonn-Matreier-Hütte

punto piú alto:
2746 m
tempo di cammino totale
3:30 h
lunghezza percorso
7 km
🔋
dislivello in salita
600 hm
🞽
difficoltà
medio

Indicazioni

Dal rifugio Eisseehütte si discende per un breve tratto fino alle indicazioni dell'alta via Venediger Höhenweg che ci conduce sulla parte sinistra del pendio orientale della valle Timmeltal. Superare la sporgente cresta sud-occidentale dell'Hexenkopf è facile e subito dopo si attraversa la cresta rocciosa dell'Hoher Eichham, che si allunga verso ovest. Il percorso, finora facile e quasi piano, diventa più impervio perché incontra la propaggine occidentale della parete Wunwand, con la quale si resta in contatto per un po' di tempo.

Scalini di roccia aumentano la sicurezza e per un breve tratto il sentiero è anche assicurato con una fune di acciaio. Si risalgono ancora alcuni tornanti e si attraversa un fianco erboso per circa un chilometro fino alla cresta sud-occidentale della parete Wunwand. In questa zona è possibile prendere una deviazione per la malga Wallhornalm nellla Timmeltal, mentre l'alta via porta ancora attraverso un fianco erboso a sud della Wunwand fino al dileguarsi della cresta meridionale della Wunspitze. Da lì si risale per circa mezz’ora fino a una nicchia nella roccia. Un po' più in alto il sentiero si dirama: a sinistra conduce alla malga superiore Obere Wunalm, a destra alla malga inferiore Untere Wunalm.

Il percorso della Venediger Höhenweg si snoda quindi attraverso la valle Virgental, in parte attraverso le cavità di una vecchia frana, e ci porta infine alla dorsale Eselsrücken, che ci apre l'accesso alla valle Großes Niltal.  Dall'altura 15 stretti tornanti conducono in discesa attraverso uno stretto canalone erboso fino a raggiungere un'area sabbiosa.

Lì facciamo qualche passo attraverso l'esile canale di scarico del ghiacciao Nilkees. La meta della tappa, il rifugio Bonn-Matreier-Hütte, è già bene in vista. Lungo un buon sentiero e attraverso scalini scavati nella roccia si arriva nei pressi di questo rifugio elegante e ricoperto di scandole, che si distingue per la qualità del cibo.

Tappa 4: Bonn-Matreier-Hütte - Badener Hütte

Questa magnifica area rocciosa è molto panoramica. Per questo, dal rifugio Bonn-Matreier-Hütte si prosegue in un primo momento su pietrisco in direzione della cima Säulkopf. Se non si desidera conquistare la vetta, si svolta verso la forcella Kälberscharte, si oltrepassa la Galtenscharte - ben più audace - e si avanza, passo dopo passo, fino al territorio sovrastato dal Großglockner.

Il Galtenboden si fa notare a causa delle sue bizzarre formazioni rocciose; chi volesse conquistare un'altra vetta può intraprendere l'impegnativa arrampicata (assicurata) dell'Hohe Achsel.

Presso il rifugio Badener Hütte un allegro ruscello vi dà il benvenuto gorgogliando. L'imponente parete Kristallwand, al di sopra del rifugio, ricorda la parete nord dell'Eiger e gli appassionati dell'alpinismo vi troveranno di sicuro la loro prossima sfida.

 

L'occhio dell'aquila

In condizioni di buona visibilità dalla vetta del Säulkopf non si crede ai propri occhi: ci può davvero essere una vista più bella di questa? Il Großvenediger ricoperto da un manto di neve, il massiccio del Großglockner, la catena delle Alpi Centrali e addirittura le cime delle ben lontane Dolomiti sono visibili ad occhio nudo.

Adlerkick

Die Galtenscharte ist ein hochalpiner Übergang, der einige Anforderungen in den Weg legt, zum Beispiel gewaltige Granitblöcke und wackelige Felsplatten. Auch die etwas unwegsame Routenführung erfordert ungeteilte Aufmerksamkeit. Auf der Scharte hebt man bei einer Rast wieder den Blick vom Boden und lässt ihn übers herrliche Tauernpanorama schweifen.

La storia dell'aquila

Il rifugio di prova del Badener Hütte. Quando la sezione di Baden bei Wien del Club alpino austriaco decise di erigere un rifugio, i fratelli Malcher esplorarono la zona tra Innsbruck, Monaco di Baviera e Merano alla ricerca di una posizione idonea.

Nella valle Frosnitztal trovarono quello che faceva per loro. Il posto era ideale, ma date le condizioni difficili a quota 2.608 metri, bisognava prima assicurarsi che il progetto edile fosse realizzabile. Per questo nel 1910 il rifugio venne realizzato completamente a Mölding, nei pressi di Vienna. Smontato in tante piccole parti, venne portato a Matrei in Osttirol. Il peso totale del materiale era di 45.000 chilogrammi.

A causa del terreno impervio, soltanto 8.000 chili circa poterono essere trasportati con animali da soma e quindi si dovette ricorrere anche in questo caso all'aiuto degli “sherpa delle Alpi”. J. Gandler, il più instancabile tra i portatori, trasportò per più di 6 settimane 142 chili al giorno per tutto il faticoso percorso.

Nel 1911 il rifugio Badener Hütte fu terminato e successivamente vennero create le vie d'accesso e fu realizzata una conduttura per l'acqua potabile.

Nel 1959 il rifugio venne ampliato e dotato di un dormitorio con materassi. A testimonianza di quei tempi andati si conserva un tavolo di oltre 100 anni nell’accogliente stube. I fratelli Malcher sedevano proprio a questo tavolo.

Sentiero dell'Aquila - Tappa O4: rifugio Bonn-Matreier Hütte – rifugio Badener Hütte

punto piú alto:
2872 m
tempo di cammino totale
5 h
lunghezza percorso
10 km
🔋
dislivello in salita
800 hm
🞽
difficoltà
difficile

Indicazioni

Poco sopra il rifugio Bonn-Matreier Hütte (ca. 8-10 minuti di cammino), in prossimità delle indicazioni il sentiero svolta a destra. Si passa un trogolo di pietra e si raggiungono infine le torri di roccia pendenti della forcella Kälberscharte (2.791 metri).

Da entrambi i lati della forcella si trovano scalinate e funi di acciaio che facilitano il passaggio nella Kleines Niltal e così anche la salita alla Galtenscharte può essere effettuata senza grandi difficoltà. Ora si tratta di affrontare l'impegnativa discesa fino al fiume Mailfroßnitzbach, anche se poi questi 600 metri di dislivello bisogna di nuovo farseli in salita. La parte alta di questo ripido tratto è assicurata con funi di acciaio e nella parte di mezzo è facile incontrare, anche d'estate, un ripido e tenace deposito di neve.

Con un po' di fortuna e in assenza di neve, il sentiero è libero. Più in basso il terreno diventa più piano e la discesa termina presso il ponte sopra il Mailfroßnitzbach. Ca. 40 metri al di sotto del ponte si trova la continuazione del sentiero. Al di sopra della valle Froßnitztal si attraversano i pendii verdi dell'Hohe Achsel da sud a nord e si oltrepassano dei tratti, diversi fra loro, ma tutti di grande valenza paesaggistica. Alcuni passaggi brevi sono assicurati con funi di acciaio e si attraversano numerosi piccoli ruscelli.

Sulla cosiddetta Achsel, nel bel mezzo del verde, si trova uno stagno di origine morenica.

Qui l'alta via Venediger Höhenweg si congiunge al sentiero Talweg.

Si prosegue in direzione "Badener Hütte", superando una serie di terreni morenici e infine il ponte sul Froßnitzbach. Seguono alcuni versanti e conche che offrono riparo alle pernici. In ultimo si arriva alla morena laterale del ghiacciaio Frosnitzkees. Lì si mantiene la destra e si continua a marciare fino alla meta della tappa,  la Badener Hütte (2.608 metri) sul Großvenediger.  

Tappa 5: Badener Hütte - Matrei in Osttirol

Un panorama glaciale grandioso ci attende anche in questa tappa. L'alta via Venediger Höhenweg conduce inizialmente verso nord e, dopo una salita piacevole e leggera, raggiunge il Löbbentörl, dove si apre una vista spettacolare sulla valle Frosnitztal e sul Venediger. Dopo aver raggiunto il piano di Salzboden, con l'idilliaco laghetto Salzbodensee, si prosegue lungo il sentiero del ghiacciaio verso est fino a raggiungere il rifugio Venedigerhaus di Innergschlöss.

Qui si possono gustare prelibatezze di malga ed è anche possibile pernottare; altrimenti si prosegue ben rifocillati in direzione di Außergschlöss. Stanchi ma felici per le impressioni regalateci dalla natura, raggiungiamo il rifugio Matreier Tauernhaus.

L'occhio dell'aquila

Questa escursione circolare che tocca il fiabesco sentiero didattico del ghiacciaio Innergschlöss dura circa quattro ore, presenta 500 metri di dislivello e può essere intrapresa soltanto con l'attrezzatura adatta. Agli instancabili amanti della natura si consiglia di visitare i laghetti di montagna che possono essere raggiunti attraverso altre salite che partono dal rifugio Matreier Tauernhaus. La cappella neogotica nella roccia tra le zone di Innergschlöss e Außergschlöss, invece, si trova direttamente sul Sentiero dell'aquila ed è degna di una visita.

La sfida dell'aquila

Soltanto il cammino dal rifugio Badener Hütte attraverso il Löbbentörl fino al ristoro Alpengasthof Venedigerhaus richiede dalle 4 alle 4 ore e mezza, e si segnala una ripida discesa dal Löbbentörl a Innergschlöss. Un'escursione lunga e faticosa, si potrebbe dire, o in altre parole una magnifica sfida, tempo a sufficienza per divertirsi camminando e tante eccezionali bellezze naturali.

La sfida dell'aquila

Soltanto il cammino dal rifugio Badener Hütte attraverso il Löbbentörl fino al ristoro Alpengasthof Venedigerhaus richiede dalle 4 alle 4 ore e mezza, e si segnala una ripida discesa dal Löbbentörl a Innergschlöss. Un'escursione lunga e faticosa, si potrebbe dire, o in altre parole una magnifica sfida, tempo a sufficienza per divertirsi camminando e tante eccezionali bellezze naturali.

Sentiero dell'Aquila - Tappa O5: rifugio Badener Hütte – rifugio Matreier Tauernhaus

punto piú alto:
2768 m
tempo di cammino totale
5:30 h
lunghezza percorso
14 km
🔋
dislivello in salita
450 hm
🞽
difficoltà
medio

Indicazioni

Dal rifugio Badener Hütte (2.608 metri) si cammina sull'alta via Venediger Höhenweg o sul Sentiero dell'aquila (qui anche "Badener Weg") verso nord per circa un'ora fino a raggiungere in salita il Löbbentörl (2.770 metri). Lungo il percorso si incontrano canaloni assicurati attraversati da rocce e piccole gole. Lungo un breve declivio si continua la salita sul Löbbentörl, dove, protette da una roccia, si trovano una croce e una lastra commemorativa. Da qui in poi si continua in ripida discesa.

La discesa a nord, con brevi tratti attrezzati con funi, riporta alla morena laterale del ghiacciaio Schlatenkees attraverso un pendio che alterna roccia, manto erboso e cumuli di neve. La discesa prosegue lungo questa morena. Arrivati all'Unteren Keesboden c'è un valico per il rifugio Alte Prager Hütte (non gestito), e da qui è possibile anche deviare verso l'affascinante sentiero didattico del ghiacciaio "Innergschlöss". La Venediger Höhenweg passa per il laghetto Salzbodensee (2.731 metri), dove si rispecchiano la cima dell'Hoher Zaun e la parete Schwarze Wand. A nord del bianco torrente glaciale Gschlössbach il sentiero svolta bruscamente verso est.

Al rifugio Venedigerhaus (1.689 metri), ben gestito e nelle vicinanze del ghiacciaio, è possibile fare una sosta di ristoro. Lungo il torrente Gschlössbach si prosegue verso valle, e, tra le malghe di Innerschlöss e Außergschlöss, si incontra un'antica cappella tra le rocce che è degna di una visita. Per soddisfare anche le esigenze più mondane, consigliamo una visita al rifugio Berghaus Außergschlöss (1.700 metri).

Qui la valle inizia ad allargarsi. Da Gschlöss si procede dolcemente per un'ora in discesa superando neanche 200 metri di dislivello fino al rifugio Matreier Tauernhaus (1.512 metri), dove, al termine delle discese lunghe e impegnative di questa tappa, è probabile che si arrivi con le gambe stanche. In questo rifugio è possibile riposarsi, assaporare prelibatezze regionali e pernottare confortevolmente.

Tappa 6: Matrei in Osttirol - Sudetendeutsche Hütte

Questa volta occorre prepararsi trattando molto bene le gambe: da Matrei in Osttirol o dal centro abitato di Glanz a 1.445 metri, infatti, si risale il percorso fino a raggiungere i 2.700 metri, dove si trova il rifugio Sudetendeutschen Hütte nel cuore del gruppo del Granatspitze. Si tratta, quindi, di affrontare diversi metri di dislivello che richiedono molta forza.

E il tutto, senza le ali di un'aquila! Tuttavia la natura con i suoi eccezionali gioielli distrae dalla fatica: il centro abitato di Glanz incanta il visitatore grazie agli antichi masi tipici dell'Osttirol, a 1.900 metri si trova un campo di stelle alpine e durante l'intero tour si aprono spettacolari panorami sul gruppo del Lasörling e le montagne circostanti.

L'occhio dell'aquila

Tanto belle sono le montagne con le vette innevate, tanto preziose per l'escursionista del Sentiero dell'aquila sono quelle piccole gioie che la natura regala. Le stelle alpine non crescono esclusivamente nel campo delle stelle alpine, ma la probabilità di trovarne alcune qui è davvero molto elevata. Vicino al Nussingkogel, invece, brillano nella roccia i cristalli di montagna.

La sfida dell'aquila

Nel territorio dell'aquila reale non mancano neanche i falchi: gli arrampicatori più audaci non possono mancare di cimentarsi sulla piccola e la grande parete del falco, laFalkenstein, in parte con rocce a strapiombo. Questa rinomata falesia permette di arrampicarsi su pareti dai 10 ai 50 metri di altezza e le difficoltà dei percorsi partono dal VII grado. Accesso: Matrei - Glanz.

La storia dell'aquila

L'Osttirol e gli Slavi. Matrei in Osttirol si trova nel cuore della regione del Parco Nazionale degli Alti Tauri. Più di 150 vette sopra i tremila, tra le altre il Großvenediger con 3.666 metri, la vetta più alta del territorio comunale, e il Großglockner (3.798 m.) si trovano a portata di mano. Oltre al gruppo del Venediger, anche metà del gruppo del Granatspitze e una piccola parte dei Monti del Villgraten (in ted. Villgratner Bergen) fanno parte di Matrei. Tra le montagne e le malghe di Matrei si trovano, come in tutto il Tirolo, diversi nomi di origine slava, dato che nel VI secolo d.C. le popolazioni slave furono spinte dalle tribù nomadi degli Avari sempre più a ovest e i governanti bavari inviarono i loro sudditi attraverso l'Inntal e la Pustertal a difendere i confini. Nel 605 d.C. nel bacino di Lienz ci fu una battaglia nel corso della quale i Bavari subirono una sconfitta, ma gli Slavi non riuscirono a espandere ulteriormente il loro territorio. I nomi di origine slava però sono tuttavia rimasti, e conoscerne il significato esatto può essere utile. I potenziali cercatori d'oro che, per esempio, sperano di trovare il prezioso minerale presso il ghiacciaio Schlatenkees, pensando che Schlaten derivi da "zlato" - ovvero oro - resteranno delusi scoprendo che il nome deriva dalla parola "slatina" che si riferisce sì a una fonte di minerali ma non di certo a una vena d'oro.

Sentiero dell'Aquila - Tappa O6: Matrei in Osttirol – rifugio Sudetendeutsche Hütte

punto piú alto:
2654 m
tempo di cammino totale
4 h
lunghezza percorso
8 km
🔋
dislivello in salita
1250 hm
🞽
difficoltà
medio

Indicazioni

Il migliore punto di partenza per questo percorso è il centro abitato di Glanz: partendo da lì ci si risparmia due ore di cammino. Altrimenti, da Matrei in Osttirol si può arrivare al parcheggio in circa 20 minuti con un taxi (servizio taxi su richiesta).

Chi volesse percorrere questo tratto a piedi può incamminarsi lungo la strada carrabile che porta da Matrei al parcheggio, passando per Hinterburg (poco trafficata). Dal parcheggio di Glanz si arriva in 1 ½ - 2 ore alla malga Äußere Steiner Alm e con altre 2 - 2 ½ ore al rifugio Sudetendeutschen Hütte. Il sentiero conduce in gran parte attraverso un bosco con larici secolari e passa per la malga  Köfler-Almhütte (privata). Nella zona della Ranzeralm si attraversa due volte la strada carrabile.

Poco al di sopra della malga Lackner-Almhütte inizia una carrettiera che conduce nei pressi di una sorgente prima di attraversare il campo di stelle alpine da est a ovest. Chi non volesse attraversare il bosco, può anche incamminarsi dal parcheggio di Glanz lungo la strada forestale fino a raggiungere il campo di stelle alpine. Dopo un tratto su una roccia sporgente, il sentiero, protetto da una ringhiera, scende attraverso un bosco di larici rado. Attraverso il ruscello Steinerbach si raggiungono le baite della malga Äußere Steiner Alm (1.914 metri) e da lì si procede lungo il fondovalle verso nord-est in direzione della testata della valle.

Piccoli filari di larici e colossali blocchi di ardesia verde caratterizzano questo romantico passaggio del sentiero. Al termine della testata della valle, una teleferica porta al rifugio Sudetendeutschen Hütte. Qui, in passato, si trovava un sito estrattivo della miniera di ferro e, per questo motivo, questo angolo della valle viene chiamato anche "Schmelzhütte", la fonderia.

Il sentiero che conduce al Sudetendeutschen Hütte risale costeggiando il torrente Steinerbach, poi si snoda in tornanti attraverso campi erbosi mantenendo il Nussingkogel sulla sinistra e la cima Bretterwandspitze sulla destra. Infine, il terreno con le sue punte formate dal ghiacciaio diventa un po' più piano e ben presto ci si ritrova nei pressi dello spazioso rifugio Sudetendeutschen Hütte (2.650 metri), nel cuore del gruppo del Granatspitze.  

Tappa 7: Sudetendeutsche Hütte - Kalser Tauernhaus

Il gruppo del Granatspitze nella parte centrale degli Alti Tauri si inserisce nel sensazionale panorama alpino di questa tappa che ci permette di avvicinarci sempre di più al gran finale del "Giro del Glockner", ovvero a sua maestà il Großglockner. Il sentiero, partendo dal Sudetendeutschen Hütte, ci porta al di sotto del ghiacciaio Gradötzgletscher fino a raggiungere in salita la forcella Gradötzscharte a 2.848 metri. Successivamente, in discesa, ci si dirige verso la valle Dorfertal fino al rifugio Kalser Tauernhaus. Chi volesse concedersi un giro d'onore, troverà il gioiello naturale del laghetto Dorfersee a soltanto un'oretta di facile marcia dalla meta della tappa.

L'occhio dell'aquila

Il punto più alto del gruppo del Granatspitze è il Großer Muntanitz (3.232 metri). Lo si può osservare dal sentiero o affrontarlo. La scalata normale (segnalata) dal rifugio Sudetendeutschen Hütte è relativamente facile su terreno asciutto. In condizioni meteorologiche favorevoli, si gode di una bellissima vista sulla cima del Großglockner a est e sul gruppo del Venediger a ovest.

La sfida dell'aquila

Il Sentiero dell'aquila passa sotto il ghiacciaio Gradötzgletscher, ma non si può escludere del tutto la presenza di neve e ghiaccio. Specialmente nella prima estate e dopo periodi di mal tempo si possono trovare estesi accumuli di neve nei paraggi della Gradötzscharte. La cosa migliore da fare è informarsi sulle condizioni del sentiero presso i gestori dei rifugi o gli Uffici turistici.

La storia dell'aquila

Il rifugio Kalser Tauernhaus. Le guide alpine di Kals costruirono tra il 1928 e il 1930 il Kalser Tauernhaus a 1.755 metri come rifugio della propria associazione. Nel 1962 la Sezione Mönchengladbach del Club Alpino Tedesco, che ai tempi vantava 400 membri, acquistò il rifugio e iniziò il risanamento della baita, che è rimasta fino ad oggi sotto la sua gestione.

Negli anni ’70 e ’80, in vista del progetto di un lago artificiale, il rifugio rischiò di essere letteralmente sommerso. L'intera valle Dofertal sarebbe stata sommersa dal lago se il progetto fosse stato realizzato. Fu soltanto nel 1989 che il progetto venne ritirato e la valle Dorfertal entrò a far parte del territorio del Parco Nazionale degli Alti Tauri, che fu fondato nel 1981.

Non appena non fu più in pericolo l'esistenza del rifugio, il Kalser Tauernhaus venne modernizzato e dotato, tra l'altro, anche di un impianto per il trattamento delle acque reflue completamente biologico e di una centrale idroelettrica che condivide con la vicina malga consortile per la produzione di energia a scarso impatto ambientale. Una soluzione decisamente migliore, piuttosto che lasciare andare tutto a fondo!

Sentiero dell'Aquila - Tappa O7: rifugio Sudetendeutsche Hütte – rifugio Kalser Tauernhaus

punto piú alto:
2827 m
tempo di cammino totale
4 h
lunghezza percorso
8 km
🔋
dislivello in salita
300 hm
🞽
difficoltà
medio

Indicazioni

Dal rifugio Sudetendeutschen Hütte si raggiunge la croce commemorativa e si passa di fianco al vicino laghetto di montagna attraverso dorsali erbose e conche coperte di muschio si risale fino al bacino di ablazione del ghiacciaio Gradötzkees, dove si è formato anche un laghetto e il paesaggio è caratterizzato da imponenti morene. Infine si raggiunge la sella Gradötzsattel (2.826 metri), poi si scende incontro al cosiddetto Bloipalfen (2.684 metri). Quindi si continua scendendo attraverso un prato e fra rocce disposte in modo tale da formare una gola.

A ca. 2.500 metri di altitudine il sentiero Silesiaweg svolta a sinistra. In pochi minuti di cammino ci porta alla rocciosa cima Muntanitzschneid, da cui si gode di una vista magnifica. Restando sul Sentiero dell'aquila ci si mantiene a destra, e si raggiunge il torrente Muntanitzbach che, in caso di abbondanti portate, non è facile da guadare, specialmente se non ci si vuole bagnare i piedi.

Poco sopra rispetto all'area della malga Ochsenalm si attornia la dorsale del Muntanitzschneid. Qui il sentiero è ben strutturato, nella parte bassa fa una piccola curva a gomito e presenta un tratto roccioso. Successivamente si scende attraverso pendii erbosi e si costeggia verso nord un piccolo boschetto di pini cembri. Infine si giunge a un'indicazione del ponte sullo Stotzbach che si congiunge al Loamesbach. Arrivati al segnavia che si trova poco più in basso, si sceglie la discesa, ovvero 514 A, al Kalser Tauernhaus.

Attraverso stretti tornanti si cammina zigzagando a valle sul sentiero Wilhelm-Ernst-Weg tra ontani, frassini e larici e si supera la piattaforma panoramica del Parco Nazionale dove una cascata dello Stotzbach si getta in profondità da un pianoro modellato da ghiacciai dell'era glaciale.  Ora, attraversando il fiume Dorferbach, si arriva alla meta della tappa, l'accogliente Kalser Tauernhaus (1.755 metri). Questo rifugio si trova nella parte posteriore della Dorfertal, solo poco più in basso dal punto in cui il torrente Stotzbach s'immette nel Dorferbach.

Tappa: Kalser Tauernhaus - Stüdlhütte

Il maestoso paesaggio alpino si rivela in tutta la sua aspra bellezza: Zollspitze, Säulspitze, Bretterspitze, Kristallspitze, Kreuzwandspitze … tutte queste vette salutano con i loro tratti marcati gli escursionisti che percorrono questa tappa del Sentiero dell'aquila. Il sentiero, però, conduce dal rifugio Kalser Tauernhaus attraverso terreni dolci e la vallata amena delle cosiddette Dorferalmen: le malghe Schönebenalm, Bergeralm, Moaebenalm e Moaalm sono tipiche per il paesaggio idilliaco e per l'intatta attività agricola, e presso le loro baite si possono fare piacevoli pause ristoratrici.

Successivamente la salita ci porta in direzione della valle Teischnitztal, il sentiero Herrensteig tocca il Figerhorn, la Freiwandspitze e il Fanotkogel per arrivare al rifugio Stüdlhütte ai piedi del Großglockner.

L'occhio dell'aquila

Lungo le alte vie tra Matrei e Kals si incontrano più volte rocce o montagne che contengono la parola "Brett" (lett. tavola) nel proprio nome, come, per esempio, la Bretterwandspitze. Anche in questa tappa troviamo la Bretterspitze e la Bretterwand. Non a caso, si tratta di formazioni rocciose che hanno una cosa in comune: le ripide pareti in scisto ricordano tavole lisce.

La sfida dell'aquila

Una parte del sentiero di questa tappa si snoda al di sopra della selvatica e romantica gola Dabaklamm con le sue acque impetuose. Un impressionante spettacolo delle forze della natura, ma in alcuni passaggi ripidi e scoscesi è indispensabile avere passo sicuro e prestare la massima attenzione, specialmente su fondo bagnato.

La storia dell'aquila

La povera cuoca del parroco Poco dietro la malga Bergeralm il sentiero si divide e sale alla malga Moaalm lungo il sentiero "Stiegen". Si tratta di un vecchio sentiero di passaggio del bestiame che veniva utilizzato prima di scavare l'odierno tunnel nella roccia attraverso la gola Dabaklamm.

Su questo vecchio sentiero si conducevano le mucche, le pecore, i cavalli e i maiali. Una leggenda narra della cuoca di un parroco che aveva portato lungo il sentiero una pesante gerla colma di burro e formaggio. Arrivata alla fine del ripido sentiero, quasi alla meta, si appoggiò alla staccionata di legno per riposarsi, ma questa si ruppe e lei cadde in fondo alla gola Dabaklamm con tutto il suo carico.

Da allora questo luogo si chiama "Pfaffentumpf", che letteralmente significa la pozza del parroco. Ma non lasciatevi prendere dal panico, le recinzioni di oggi sono molto affidabili. Le staccionate o le funi applicate… tengono!

Sentiero dell'Aquila - Tappa O8: Kalser Tauernhaus - Stüdlhütte

punto piú alto:
2803 m
tempo di cammino totale
6:30 h
lunghezza percorso
14 km
🔋
dislivello in salita
1440 hm
🞽
difficoltà
medio

Indicazioni

Il Sentiero dell'Aquila va dal Kalser Tauernhaus alla malga Moaalm sempre in direzione sud, attraverso l'amena vallata Dorfertal in leggera discesa su un largo sentiero di malga. Si toccano, tra l'altro, le malghe degli alpeggi di Rumesoiebene e di Schönebene.

Poco dopo il punto di ristoro della Bergeralm il sentiero n. 40 devia presso il pianoro Moaebene a sinistra lungo un sentiero che richiede passo sicuro ("die Stiege") e che risale alla malga Moaalm (1.793 metri), sopra a Kals. Si procede in discesa lungo la Moaalmstraße fino al ponte sul Teischnitzbach dove, dopo circa 70 metri, un'indicazione presso una breccia nella staccionata mostra la via per la valle Teischnitztal. Questa valle è ancora incontaminata e ci lascia stupefatti per la sua bellezza paesaggistica.

Da lì un sentiero delle malghe porta sulla parte destra della valle, coperta di larici. C'è anche una scorciatoria che incrocia più volte il sentiero delle malghe, toccando il Maurigen Trog (2.101 metri) e la stretta gola Felsklamm, lunga 800 metri (2.075 metri). All'ingresso dell’alta valle a U del pianoro Teischnitz-Ebene (ponte) un'indicazione mostra che il sentiero che porta al rifugio Stüdlhütte svolta a destra verso i ripidi pendii di montagna. Presto si vede in basso l'impetuoso torrente Teischnitzbach e si intravedono le torri di ghiaccio del ghiacciaio Teischnitzkees.

Occorre superare ancora dei ripidi pendii erbosi, dei canaloni e dei fossati prima di avvicinarsi su terreno detritico e blocchi di pietra al rifugio Stüdlhütte da sud (2.802 metri). Questo rifugio si trova ai piedi del Großglockner, il panorama alpino e glaciale è grandioso.  

Tappa 9: Stüdlhütte - Lucknerhaus

Trascorsa la notte ai piedi del Großglockner – il rifugio Stüdlhütte è il punto più vicino a sua Maestà lungo il Sentiero dell'aquila - il percorso prosegue ora prevalentemente in direzione sud. Lungo il sentiero Johann-Stüdl-Weg si valica la forcella Pfortscharte e, mantenendo lo sguardo rivolto verso il rifugio Salmhütte, è possibile mandare un saluto con un cenno di mano alla Carinzia. Si prosegue lungo il sentiero Luckner Weg in direzione del grande rifugio Glorer Hütte sul monte Berger Törl, scendendo poi attraverso la valle verdeggiante del torrente Bergerbach. Infine si raggiunge la soleggiata Lucknerhaus. Qui termina il Sentiero dell'aquila, e da questo punto il cammino della Kalser Glocknerstraße prosegue serpeggiante in discesa. Ma prima di tutto fermiamoci, riprendiamo le forze e godiamoci un po’ la piacevole sensazione di aver raggiunto la meta!

L'occhio dell'aquila

Lo spettacolo grandioso della natura alimenta la curiosità sui segreti del mondo alpino. Chi volesse comprenderne meglio i principi, può percorrere i sentieri didattici: il percorso "Geo-Lehrpfad" lungo il sentiero Luckner Weg e il "Lehrweg Glocknerspur-BergeDenken", che inizia dalla Lucknerhaus. In questa tappa si getta sempre volentieri uno sguardo dietro di sé verso le spettacolari vette di alta montagna.

La sfida dell'aquila

La forcella Pfortscharte crea un valico esposto a 2.800 metri. Anche qui i tratti rocciosi, i pendii ghiaiosi e quelli più ripidi sono superabili, in parte, con l’aiuto di funi ben fissate. A causa del pericolo di fulmini, si sconsiglia di attraversare questo passaggio durante i temporali. Per questo motivo, nella fase di organizzazione del viaggio, è necessario sempre informarsi sulle condizioni meteo.

La storia dell'aquila

L'esploratore delle Alpi Orientali. Johann Stüdl è la guida alpina che fingiamo ci accompagni in questa tappa. Si pernotta presso il rifugio che porta il suo nome e si percorre un tratto di sentiero a lui intitolato. Johann Stüdl era un commerciante di Praga appassionato di montagna e un eccellente alpinista. È stato cofondatore del Club Alpino tedesco (Deutschen Alpenverein) e ha contribuito in maniera decisiva alla fondazione del Kalser Bergführervereins, la prima associazione di guide alpine delle Alpi Orientali, nell'anno 1869. Grazie ai meriti di Johann Stüdl nella realizzazione del "Neuer Kalser Weg" e la costruzione del rifugio Stüdlhütte, inaugurato nel 1868 come punto di partenza per le scalate sul Großglockner attraverso la forcella Fanotscharte, la cittadina di Kals è diventata una valida alternativa alla scalata attraverso Heiligenblut. Oggi circa l´80% delle scalate alla vetta del Großglockner avvengono partendo da Kals. Alla fine degli anni ’90 il rifugio Stüdlhütte fu ricostruito e fu riaperto nel 1997 dopo due anni di lavori.

Sentiero dell'Aquila - Tappa O9: Stüdlhütte – Lucknerhaus

punto piú alto:
2823 m
tempo di cammino totale
5:30 h
lunghezza percorso
11 km
🔋
dislivello in salita
450 hm
🞽
difficoltà
difficile

Indicazioni

Dal rifugio Stüdlhütte sulla forcella Fanotscharte (2.802 metri) si risale verso nord per cinque minuti, ci si orienta poi verso est seguendo le indicazioni Pfortscharte, Salmhütte, Glorer Hütte, lungo il sentiero AV 713 in direzione sud, sud-est. Questo sentiero si snoda direttamente al di sotto dei campi morenici del ghiacciaio Ködnitzkees e sbocca molto al di sopra del cosiddetto Viehböden nel sentiero Johann-Stüdl-Weg (AV 702 B). Il sentiero, inizialmente ben strutturato, si estende in salita attraverso pendii erbosi e, successivamente, ancora più in alto lungo un tratto assicurato con funi. Quindi si entra in un circo glaciale detritico e lo si attraversa in salita.

Sempre nel circo glaciale, arrivati a un bivio, non si prende la destra attraverso le rocce, ma si continua in direzione del rifugio Salmhütte risalendo attraverso il circo. Il sentiero, in questo tratto, ci conduce con brevi serpentine su detriti e pietrisco, ma il fondo è comunque stabile. La salita diventa ripida alla forcella Pfortscharte. Sull'altro versante si percorre un breve tratto su un terreno simile in discesa; arrivati al bivio si segue l'indicazione per il rifugio "Glorer Hütte".

Da qui si prosegue verso sud, lungo il sentiero Luckner Weg, su campi erbosi con dossi, toccando anche il laghetto Oberen Glatzsee e si raggiunge dopo qualche tempo il Glorer Hütte sul Berger Törl (2.651 metri). In quest’ampia valle di montagna, caratterizzata dai pendii erbosi, si trovano anche morene terminali che testimoniano di una passata attività glaciale e raggiungono la conca dove scorre il Glatzbach. Dopo il Glorer Hütte, il sentiero prosegue in discesa parallelamente alla teleferica per materiali su un sentiero in parte terroso e attraversando alcuni rigagnoli.

Più a valle seguono campi dove occorre restare sul sentiero per preservare la natura. In ultimo, il sentiero sbocca in un sentiero più ampio che porta al rifugio Lucknerhaus, meta della tappa e punto d'arrivo del Sentiero dell'aquila in Osttirol! O, se si preferisce, lo si può considerare punto di partenza del Sentiero dell'aquila e procedere in senso contrario!

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