Tappa 4: Bonn-Matreier-Hütte - Badener Hütte

Questa magnifica area rocciosa è molto panoramica. Per questo, dal rifugio Bonn-Matreier-Hütte si prosegue in un primo momento su pietrisco in direzione della cima Säulkopf. Se non si desidera conquistare la vetta, si svolta verso la forcella Kälberscharte, si oltrepassa la Galtenscharte - ben più audace - e si avanza, passo dopo passo, fino al territorio sovrastato dal Großglockner. Il Galtenboden si fa notare a causa delle sue bizzarre formazioni rocciose; chi volesse conquistare un'altra vetta può intraprendere l'impegnativa arrampicata (assicurata) dell'Hohe Achsel. Presso il rifugio Badener Hütte un allegro ruscello vi dà il benvenuto gorgogliando. L'imponente parete Kristallwand, al di sopra del rifugio, ricorda la parete nord dell'Eiger e gli appassionati dell'alpinismo vi troveranno di sicuro la loro prossima sfida.

(c) Fabian Pimminger
(c) Fabian Pimminger
(c) Fabian Pimminger
L'occhio dell'aquila

In condizioni di buona visibilità dalla vetta del Säulkopf non si crede ai propri occhi: ci può davvero essere una vista più bella di questa? Il Großvenediger ricoperto da un manto di neve, il massiccio del Großglockner, la catena delle Alpi Centrali e addirittura le cime delle ben lontane Dolomiti sono visibili ad occhio nudo.

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Adlerkick

Die Galtenscharte ist ein hochalpiner Übergang, der einige Anforderungen in den Weg legt, zum Beispiel gewaltige Granitblöcke und wackelige Felsplatten. Auch die etwas unwegsame Routenführung erfordert ungeteilte Aufmerksamkeit. Auf der Scharte hebt man bei einer Rast wieder den Blick vom Boden und lässt ihn übers herrliche Tauernpanorama schweifen.

La storia dell'aquila

Il rifugio di prova del Badener Hütte. Quando la sezione di Baden bei Wien del Club alpino austriaco decise di erigere un rifugio, i fratelli Malcher esplorarono la zona tra Innsbruck, Monaco di Baviera e Merano alla ricerca di una posizione idonea. Nella valle Frosnitztal trovarono quello che faceva per loro. Il posto era ideale, ma date le condizioni difficili a quota 2.608 metri, bisognava prima assicurarsi che il progetto edile fosse realizzabile. Per questo nel 1910 il rifugio venne realizzato completamente a Mölding, nei pressi di Vienna. Smontato in tante piccole parti, venne portato a Matrei in Osttirol. Il peso totale del materiale era di 45.000 chilogrammi. A causa del terreno impervio, soltanto 8.000 chili circa poterono essere trasportati con animali da soma e quindi si dovette ricorrere anche in questo caso all'aiuto degli “sherpa delle Alpi”. J. Gandler, il più instancabile tra i portatori, trasportò per più di 6 settimane 142 chili al giorno per tutto il faticoso percorso. Nel 1911 il rifugio Badener Hütte fu terminato e successivamente vennero create le vie d'accesso e fu realizzata una conduttura per l'acqua potabile. Nel 1959 il rifugio venne ampliato e dotato di un dormitorio con materassi. A testimonianza di quei tempi andati si conserva un tavolo di oltre 100 anni nell’accogliente stube. I fratelli Malcher sedevano proprio a questo tavolo.

Sentiero dell'Aquila - Tappa O4: rifugio Bonn-Matreier Hütte – rifugio Badener Hütte

Altitudine:
800m
Lunghezza del:
10km
Tempo:
5:0h

Poco sopra il rifugio Bonn-Matreier Hütte (ca. 8-10 minuti di cammino), in prossimità delle indicazioni il sentiero svolta a destra. Si passa un trogolo di pietra e si raggiungono infine le torri di roccia pendenti della forcella Kälberscharte (2.791 metri). Da entrambi i lati della forcella si trovano scalinate e funi di acciaio che facilitano il passaggio nella Kleines Niltal e così anche la salita alla Galtenscharte può essere effettuata senza grandi difficoltà. Ora si tratta di affrontare l'impegnativa discesa fino al fiume Mailfroßnitzbach, anche se poi questi 600 metri di dislivello bisogna di nuovo farseli in salita. La parte alta di questo ripido tratto è assicurata con funi di acciaio e nella parte di mezzo è facile incontrare, anche d'estate, un ripido e tenace deposito di neve. Con un po' di fortuna e in assenza di neve, il sentiero è libero. Più in basso il terreno diventa più piano e la discesa termina presso il ponte sopra il Mailfroßnitzbach. Ca. 40 metri al di sotto del ponte si trova la continuazione del sentiero. Al di sopra della valle Froßnitztal si attraversano i pendii verdi dell'Hohe Achsel da sud a nord e si oltrepassano dei tratti, diversi fra loro, ma tutti di grande valenza paesaggistica. Alcuni passaggi brevi sono assicurati con funi di acciaio e si attraversano numerosi piccoli ruscelli. Sulla cosiddetta Achsel, nel bel mezzo del verde, si trova uno stagno di origine morenica. Qui l'alta via Venediger Höhenweg si congiunge al sentiero Talweg. Si prosegue in direzione "Badener Hütte", superando una serie di terreni morenici e infine il ponte sul Froßnitzbach. Seguono alcuni versanti e conche che offrono riparo alle pernici. In ultimo si arriva alla morena laterale del ghiacciaio Frosnitzkees. Lì si mantiene la destra e si continua a marciare fino alla meta della tappa,  la Badener Hütte (2.608 metri) sul Großvenediger.  

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